In occasione della 4° Giornata Nazionale dei Cammini Francigeni è partita l’iniziativa il “Menu del Pellegrino”, che durerà per tutto il 2012: dodici trattorie e ristoranti (nella mappa) propongono le ricette di un’antica cucina sapientemente selezionate dai ricettari medioevali.
I pellegrini di oggi, gli escursionisti ma anche i semplici curiosi, lungo il percorso della Via Francigena in Piemonte, possono assaporare piatti e sapori della tradizione.
La riscoperta delle ricette che compongono il menu e l’atmosfera che è stata ricreata, mediante dettagli studiati ad hoc, sia all’esterno del locale sia internamente, oltre che attraverso l’apparecchiatura della tavola, evocano lo spirito del pellegrinaggio. Il menu si compone di un “piatto del pellegrino” composto da due antipasti e un assaggio di primo, pane “della penitenza” e acqua con prezzi a partire da 10 euro.
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La via detta " Via dei Longobardi" diventa l'Iter Francorum, o "Via Francisca" nell'Itinerarium Sancti Willibaldi del 725 d.C. mentre la denominazione “Via Francigena” si trova per la prima volta nell'Actum Clusio, una pergamena dell’876 conservata nell'abbazia di San Salvatore al Monte Amiata, in Toscana.
Ma è nel percorso storico effettuato nel 990 d.C. dall'Arcivescovo di Canterbury, Sigerico, da Roma alla costa atlantica, che la Via Francigena trova quell’unitarietà e fruibilità su cui si sono basati ai giorni nostri i progetti di valorizzazione culturale e turistica, determinandone l’adozione nel 1994 da parte del Consiglio d'Europa quale "Itinerario Culturale Europeo", al pari del Cammino di Santiago.
La Valle di Susa, fin dall’antichità è una delle aree privilegiate per il collegamento dell’Italia con l’oltralpe, grazie ai colli del Monginevro e del Moncenisio da cui i pellegrini scendevano verso Susa. Questo itinerario si articola in 5 percorsi: dal Colle del Moncenisio a Susa, toccando l’Abbazia di Novalesa, Venaus e Mompantero; dal Colle del Monginevro a Susa, toccando fra le altre località il bellissimo borgo di Fenils, Exilles con il Forte, le vigne di Chiomonte e Giaglione; da Susa a Chiusa San Michele (località che vide nel 773 d.C. la leggendaria battaglia tra i Franchi di Carlo Magno e Longobardi di re Desiderio), passando per il castello di San Giorio, sovrastati infine dalla maestosa Sacra di San Michele per concludere all’Abbazia di S.Antonio di Ranverso. Luogo privilegiato per l’ospitalità e la cura dei pellegrini; sull’altro versante della valle, il tratto da Bussoleno ad Alpignano con caseforti, zone archeologiche, resti di castelli. Il percorso da qui proseguiva quindi verso Torino e dopo Chieri entrava nel Monferrato in direzione di Asti.
Il tratto di Via Francigena Morenico-Canavesana si sviluppa in un lembo di Piemonte che, dopo il transito nella più raccolta Valle d’Aosta, si può considerare uno scenografico e inaspettato sbocco sulla pianura: compreso fra il tratto Valdostano e quello Biellese-Vercellese, si sviluppa lungo 50 km circa attraversando i territori di dieci Comuni: durante il cammino si percorre un bellissimo tratto dell’Anfiteatro Morenico di Ivrea creato dal ritiro del Ghiacciaio Balteo, una delle conformazioni geologiche di origine glaciale meglio conservate al mondo, punteggiata da laghi e caratterizzata dal lungo profilo della Serra, dorsale morenica di 25 km. Numerose erano le tappe per il ristoro del corpo e dello spirito e ancora oggi è possibile individuare una serie di testimonianze romaniche che racchiudono le suggestioni del tempo. Il cammino coincide per lunghi tratti con la Strada Reale dei Vini Torinesi: da non perdere, presso cantine ed enoteche, una degustazione delle famose DOC Carema, Canavese, Erbaluce e Passito di Caluso.
Fra Santhià e Vercelli si trovava il crocevia dove nell’anno Mille si ricongiungevano i pellegrini diretti a Roma dopo aver percorso le direttrici principali dalla Val Susa e dalla Valle d’Aosta attraverso il Canavese: è in questo modo che l’asse viario Rivoli-Torino-Chivassoacquisì un notevole valore strategico. Il nucleo torinese cittadino legato alla Via Francigena è ricostruibile all’interno del cosiddetto Quadrilatero Romano, dove ebbe origine la Augusta Taurinorum dal caratteristico e regolare assetto urbanistico ancora oggi ben visibile; oltrepassata Torino, si proseguiva lungo il Po percorrendo la strada consolare diretta a Piacenza e, con non poche difficoltà a causa delle frequenti inondazioni, si raggiungeva Chivasso e da qui si aprivano terre di acque e paludi, oggi divenute risaie che si aprono sulla pianura di Vercelli. L’importanza di questa via è testimoniata dal fatto che fondazioni religiose come la splendida Santa Maria di Lucedio, nella pianura vercellese, ottennero esenzioni dal pedaggio per salire verso i valichi valsusini.
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